Notti notturne

sabato 16 marzo 2013

Sostiene Nanni

Identico alla finzione
Nel cinema di Nanni Moretti 
è in gioco qualcosa che, se da un lato risponde all’emergere di esigenze reali, determinanti e attuali, dall’altro tira in ballo problemi di carattere “universale”, riassumibili nell’idea della continua, fragile, infinita, allo stesso tempo drammatica e comica, ricerca del senso esistenziale. Un rabdomante alla ricerca radicale del valore aggiunto, che mette in relazione, conflittuale piuttosto che armonica, l’Io e gli Altri. L’io e la società. E’ il dramma comico di una soggettività smarrita nelle forme della vita sociale, rispetto alle quali non sa stare dentro, ma non sa starne neanche fuori. Ne riesce ad isolarsi. Ma neppure ad adeguarsi. Da ciò sviluppa tutto il teatrino grottesco del continuo distinguersi attraverso il perenne riposizionamento rispetto a se stessi, agli altri, al mondo, dei suoi personaggi o ipse dixit, alcuni divenuti storici. “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo, ci vediamo là. No, non mi va.
"Non vengo",
discute al telefono con un amico indeciso se andare ad una festa in “Ecce Bombo”. Il cult l'ha stampato per l'eternità in fronte a Massimino con quel: "D'Alema, dì qualcosa. Dì qualcosa di sinistra!", ("Aprile"). Oppure: "Con questi dirigenti non vinceremo mai" (sempre in "Aprile"). S'aprì la stagione dei girotondi, più un modo per stare insieme tra vecchi amici e fare bisboccia cinque minuti per essere ancora un poco freak, non fu certamente un atto politico, mi viene da ridere al solo pensarlo. Tanto valeva darsi un appuntamento in un bar del centro verso le 7 di sera e farsi un Camparino.
Il desolante monumento a Pier Paolo Pasolini ad Ostia,
zona Idroscalo, dove lo Stato gli cercarono l'anima a forza di botte
Matrice
pasoliniana
La stoffa dell'intellettuale pasoliniano non gli pecca, certamente ad un livello più basso, ma l'indirizzo mi pare il medesimo. Proprio in "Caro Diario", nel finale del primo episodio, si conclude con la vista malinconica e desolata di quel ricordo in disuso e senza cure dove l'intellettuale migliore del secolo scorso venne barbaramente ucciso da uomini dello Stato, in quanto dipendenti dai Servizi segreti italiani. Le eminenze grige chiamate solo in caso di concludere gli "affari sporchi". Gli uomini della Speciale, gli uomini del temutissimo De Tormentis, a capo delle zone più oscure e segrete dei Servizi segreti italiani. Quando un nome è nel tuo destino, altro non potevi essere. 
"Uno splendido quarantenne", 20 anni fa 
 E  l’abbraccio?
stretto fra senso e non senso, felicità e dolore, vita e morte, tende a dissolversi nella proliferazione di cliché che costituiscono la congestionata vita sociale di noi tutti. Sono in pratica i modelli della commedia grottesca, un vago senso di Burlesche che definisce i motivi e le forme più romanzesche del cinema morettiano, quando deve per forza difendersi dagli ostacoli che trova e scopre girando il suo cinema ormai conosciuto, al punto che ritengo superfluo raccontarlo.
Nanni Moretti, il più rococò dei marxisti
Discordanze fra soggetto-mondo, individuo-società, può portare al tentativo di flettere il mondo a propria immagine, a costo di passare anche per l’atto più crudele, come accade nell’omicidio in "Bianca", forma radicale e border line del gusto dell'amore altrui. Oppure può portare all’abbandono, alla fuga, quando emerge l’assoluta impossibilità di modificare le cose e di comprendere il mondo stesso in tutte le sue asprezze e acidità, concetto sviluppato ampiamente nella "Messa è finita", dove un Nanni Moretti prete non riesce a capire perché la gente sia tutta così triste pur avendo tutto.
Non capisco, dicono che è antipatico, a me è simpaticissimo
L'azzardoso ambiziato  
O addirittura può proiettare la risoluzione della crisi in un futuro utopico, a dimostrazione del sol dell’avvenir nel finale di "Palombella Rossa", il mio preferito e l'azzardo più ambizioso di Moretti, sia per la precisione politica della sua pellicola che previde la disfatta del partito comunista nell'accezione popolare del riferimento. Memorabile l'arbitro chiede ad un confuso Michele Apicella: "Voi avete perso la strada, non siete più di qua ne di la. Non sapete più chi siete", e viene in mente Achille Occhetto alle prese con la sua "Gioiosa macchina da guerra" che incombeva alla deriva, mentre Berlusconi stuzzicava la pancia degli italiani per studiarne le budella e i miasmi e fare sei campagne elettorali.
La sinistra "vincente"
Bastava risolvere il maledetto conflitto d'interessi e tutto era fatto. Tutto lì, e non avremmo dovuto patire quel che abbiamo straziato in questi anni, tra la Daddario e Scilipoti. Un grazie a D'Alema per la metafisica surreale Bicamerale, il governo inguardabile di Berlusconi da non far cadere e non fare incazzare troppo Prodi. Se il nano d'Arcore è arrivato lì, è perché la sinistra gliel'ha permesso. Veltroni, Rutelli e Fassino, i tres amigos boys, non hanno fatto un beneamato pene per impedirglielo. Acqua passata, che ancora scorre. Un pantano.
Silvio Orlando e Nanni Moretti in "Palombella rossa"
a mio avviso il film migliore di Moretti

“Ma perché

diventare      grandi?”   

Il dovere di diventare grandi: “Ma perché diventare grandi” si chiede un Nanni divertito in maniera sconcertata e sorniona? Il senso di responsabilità che accompagna soprattutto “Aprile”, cioè filmare il grande cambiamento politico avvenuto in Italia, esperimento riuscito con una semplicità che sfiora la genialità.
Così, di fronte al dovere, all'imperativo che sente assillante, ma che lo lascia insoddisfatto e creativamente sterile, rimane solo il desiderio, il sogno di fare un musical sul pasticciere trotzkista che chiude il film, forse il più fantasioso e colorato della sua teca dorata personale, come a dire che tutto il film è servito per comunicare questi cinque minuti finali godibilissimi con un fantastico Silvio Orlando. In breve Moretti s’accorge che la sua maturità da cineasta, include uno spettro terribile: la morte. La morte simbolica, s’intende, sotto forma di un periodo della nostra vita, la gioventù che è sempre più ricordo, l’addio ai tempi noiosi ma nuovi di “Ecce bombo” con tutte le sue sparate adolescenziali. La scoperta profonda di un destino non duplicabile quando anche il figlio non ci assomiglia affatto, quando con dispiacere non ritroviamo nulla in lui di noi, quasi un fallimento genitoriale.
"La stanza del figlio" mentre cantano "Insieme a te non ci sto più",
clicca: http://www.youtube.com/watch?v=efzTCBZuZjo
  Nuovi punti d’equilibrio    
Ma l’evento tragico che spezza questo già fragile equilibrio, la morte del figlio, la disgregazione, la separazione ineluttabile anche per uno strizzacervelli affermato e competente. Fino a quando il sopraggiungere di una ragazza non determina una situazione che oltre ad essere di assoluto stile romanzata, rappresenta la possibilità di riaprire almeno i giochi che si erano proprio bloccati. La messa in movimento del nucleo familiare (stupenda Laura Morante) alla ricerca di un nuovo punto d’equilibrio, di un nuovo inizio, che, dall’azzeramento di una situazione stabilizzata, risospinge in mare aperto. Dalla parte dell’instabilità, dell’inquietudine, del non sentirsi a posto, nasce la speranza di una nuova giovinezza, quasi sostitutiva di un figlio perso come può capitare a chiunque. Ed ecco allora che l’arco della formazione dalla giovinezza all’età adulta, con tutti i passaggi che scandiscono il ritmo, diventa un arco incompiuto anche se anestetizzante e meno doloroso. Il tempo diventa sempre più uguale e gli steccati fanno meno paura, eppure, a 59 anni scoccati, sono convinto che Nanni, con la sua Vespa stile anni '70, direbbe ancora: "Sono uno splendido 60enne". E lo è.
A che punto eravamo rimasti?


L’attore     e l’autore

Il cinema di Moretti è inscindibile dalla sua presenza fisica e d’attore, dalla sua maschera, dai suoi Michele Apicella (alter ego del regista), dal personaggio istrionico. Fra l’uomo e i suoi personaggi cinematografici, c’è un’assoluta e manifesta contiguità, vicinanza, o addirittura identità. Oppure fra l’uomo (la realtà) e i personaggi (la finzione) c’è l’attore, cioè la simulazione filtrata da Nanni Moretti e di come interpreta lo scibile umano. Nessun gioco è ormai possibile se non quello della finzione, sostenuto da un attore che smarrisce il grottesco e l’ironia a vantaggio dell’alternanza sentimentale della felicità e del dolore, della serenità e della sofferenza.
E anche in questo che “La stanza del figlio” determina una frattura, ponendosi oltre l’intercessione fra attore ed autore. Anzi, è in un certo senso, il primo film in cui la presenza di Nanni Moretti attore non va oltre la sua bravura e forse non oltre la sua insostituibilità. Un film solo girato e non interpretato da Nanni Moretti, perde del 50% delle sue potenzialità. Non perché Nanni sia un grande attore, su questo potremmo anche discutere, ma perché il suo fisico, la sua presenza in scena, da affidamento e diverte comunque, anche quando deve recitare ruoli scabrosi come l'assassino di "Bianca" o "La stanza del figlio". Due film molto tristi, zeppi di afflizione umana, costernazione o amarezza. In questo "Ecce bombo" è il più depressivo, ma allo stesso tempo il più buffo e farsesco, a tratti brillante davvero se pensiamo che uscì nelle sale nel 1978 e già s'ironizzava sul linguaggio giovanile: "Faccio cose, vedo gente...".
E' storia questa, Moretti alle prese con la Nutella

Surplace fra superficie  
e profondità

E’ il movimento sur-place di una maschera crudele e spietata, che non lascia spazio ad illusioni, lontana dalla cinica ribalderia di un istrionismo camaleontico infantile che non accetta di risolversi nel vincolo sociale, ma non vuole neppure eluderlo: “Io credo negli uomini” per poi trovare nelle minoranze una possibilità, un’alternativa, prima di rendersi conto che è proprio nella minoranza, nei cliché di nicchia che s’annidano i pericoli maggiori. Moretti, oltre al resto, non pone altro tema che quello della ricerca di senso. Lo fa ripetutamente, anche se ultimamente, invecchiando, s'è sdolcinato un poco. Un’esperienza sensata, che sembra definirsi da un lato come orizzonte utopico e dall’altro come spinta etica in perenne ricerca di senso. Questa assunzione di senso è attraversata sotterraneamente e minacciata dal non senso, dalla dissoluzione, dalla fine, dalla morte che accompagnano sempre l’impegno che sorregge ogni sua storia, come in "Sono un autarchico". Parlo di un non credente, quindi l’analisi non offre molti spazi alla sfera spirituale, anche se molti critici trovano nei suoi film aspetti che inglobano quello che i teologi chiamano sete d'Infinito, anche se lui non perde occasione nel dire che saremmo fuori strada se analizzassimo in questa maniera le sue 11 bobine Sacher firmate come regista, le sue otto comparizioni in film di amici e colleghi e i dodici cortometraggi a sua firma o produzione. Tutto all'insegna di quell’insostenibile inadeguatezza dell’essere che lo rende scontroso e poco socievole, anche se in privato, come sempre, è tutt'altra persona.
In Vespa
"T'è piaciuto il film 
Mattè?"
All'uscita della prima di "Caro diario", capitò che aprì a Forlì, per chiuderla dopo un anno, una nuova sala Sacher-Film insieme all'ex socio Angelo Barbagallo, dove lo conobbi per parlarci dei reciproci mali e intervistarlo. Lui del suo tumore al polmone raccontato in "Caro diario", trattato nel terzo episodio "In vespa", del film  di come non sopportava i dibattiti e io dei miei problemi fisici che ho inanellato nella vita, passo passo con una lentezza che non so definire. Era un'intervista per un settimanale ora chiuso da anni, "Avvenimenti", di sinistra area Rifondazione Comunista diretto da Claudio Fracassi che saluto, intorno alla metà degli anni '90. Com'è Nanni? Identico a come si vede in video: burbero, secco, selettivo, improvvisamente sereno e felice e molto curioso. Mi chiese, con mio stupore, se gli era piaciuta la prima di "Caro diario". Ebbi una gran paura di sbagliare e farlo arrabbiare. Dissi che era molto ricco, ma avendolo appena visto dovevo razionalizzare alcune cose. Mi guardò e rise, come dire "Fratè, ma come parli?". Mi sentivo così scemo di fronte a lui, e non ce n'era ragione, ma cosa volete che vi scriva, so leggere le mie sensazioni e raramente sbaglio. Mi sentivo pirla, anche se l'analisi sinottica del film fosse stata perfetta, avrei vissuto un disagio enorme lo stesso, perché io quel sorriso, mica l'ho mai capito?! Partimmo con l'intervista al bar di san Martino in strada, un quartiere di Forlì. C'era anche l'attuale direttrice di Ciak, Piera Detassis che abbracciò come a dire: "Piera, portami via di qua, mi sono tutti addosso", lei rise. Che bel narciso Nanni! Mi piace proprio perché sta sulle palle a tutti, soprattutto a quelli di sinistra come me (sinistra culturale, non politica) in quel caso mi scompiscio dalle risate e capisco che di Nanni Moretti ce n'è un  bisogno assoluto, quasi un'esigenza come antidoto.
Mi dicono ora, in questo momento, che l'uomo nella foto, si chiama Gasparri. I camerati lo chiamano Occhi di Lince o Fiuto di Canguro. Grazie alla regia.
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Il "politico" Maurizio Gasparri iscritto al Pdl disse: "Il Moretti politico del Caimano, ha delle turbe psichiche". Vogliamo dire cosa pensiamo noi di Gasparri? Ma no, mica abbiamo tempo da perdere. Il colpo del campione, Gasparri Maurizio, l'ebbe quando disse: "A volte, il Senato, la Camera, votano leggi che noi stessi che le votiamo non è che le capiamo bene, nel senso che c'è l'articolo che sopprime il comma del tale anno. Insomma, a volte, leggere le leggi è uno sforzo evidente".
"Con Obama alla Casa Bianca, al Qaeda sarà molto più contenta" Gasparri, grande diplomatico
 

E ci si ritrova con i pestoni sotto gli occhi per lo sforzo mentale. Il massimo lo si ottenne quando in un rocambolesco escamotage dannunziano dai risvolti futuristi esprimendo il seguente concetto: "L'opposizione in democrazia è essenziale. La strumentalizzazione dei bambini dimostra invece la natura criminogena dell'opera di falsificazione in atto. Veltroni e Di Pietro non prendono le distanze dai loro manovali, i cui figli vengono intossicati da cattivi genitori dal cervello bruciato dalla droga e dalle bugie dei capi della sinistra". Bambini? Di Pietro? Veltroni? Democrazia? Opposizione? Manovali? Chi ha capito qualcosa alzi la mano, perché questo ragazzi è un filosofo underground, per dirla con Gaber. Il botto lo fece parlando del fascismo: "Ora - attenzione - non è che per far contenti Rutelli e D'Alema ci metteremo pure a riallagare le paludi pontine e a portare la malaria a Latina, a mandare al rogo l'enciclopedia italiana". Mi par di vedere tanta gente stralunata, dal volto basito come quello di Gasparri che si stupisce della puzza che fanno le proprie scoregge. Ce lo meritiamo Gasparri! Ma non si parlava di Moretti?